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Stefania P, è così che ha cominciato a firmare i messaggi privati l’ex Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, mentre collaborava con Anna Vinci a scrivere un libro che parla di sé, dei tanti momenti passati durante e dopo il terremoto, dell’energia che nasce dal desiderio di combattere la sfida più dura, dopo essere sopravvissuti a quell’orco urlante il 6 di aprile, quella della ricostruzione.
Il libro si apre con il racconto della notte del 6 aprile tra la fuga da casa e l’arrivo ad Onna, la presa della consapevolezza dell’enorme disastro che era successo e il ritrovamento delle persone, vive o morte, tra le macerie; il dolore, le speranze e le attese di quelle ore, ferme, immense, e di quei giorni… dolore che fa sentire ancora oggi una straniera nella nostra terra Anna Vinci, nonostante il suo immedesimarsi attraverso i racconti di Stefania P, che definisce affettuosamente una ‘sfinge’, capace di trovare la forza di reagire nello sguardo degli altri che da lei si aspettavano un gran coraggio.
E’ di certo un libro non convenzionale che fa emergere la forte personalità della ex Presidente che si è guadagnata le preferenze degli italiani con il sondaggio commissionato dal Sole24ore a riprova che nelle difficoltà escono le qualità migliori delle persone. E’ un libro che parla di quel dolore silenzioso e assordante dei funerali delle vittime e che si interroga sulle rassicurazioni della Commissione Grandi Rischi, con il rammarico del buon padre di famiglia, quello di essersi fidato troppo di esperti che hanno detto fermamente ‘’non si può prevedere’’ ma non hanno detto ‘’non si puo’escludere’’. “E da queste riflessioni, con un tono da conversazione, si pone lo sguardo sui problemi reali, quello della ricostruzione trasparente (senza infiltrazioni) e intelligente (che utilizzi le tecnologie necessarie per garantire in futuro l’incolumità delle persone in caso di altri terremoti e che sfrutti le risorse locali come fabbisogno professionale dei tanti posti di lavoro che si stanno creando la nostra città). “ Tutti dobbiamo partecipare alla ricostruzione perché nessuno può fare più quello che faceva come prima”.




