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E’ questo il risultato di uno studio condotto dall’unità geriatrica dell’università di Padova, capitanata da prof. Enzo Manzato.
E’ stato eseguito un trial clinico su 64 pazienti, divisi in due gruppi: quelli con scarsa o nulla fede religiosa e quelli profondamente religiosi. Questi sono stati seguiti per ben 1 anno dai primi controlli eseguiti sulle funzionalità motorie e cognitive del paziente. Si è notato che nel gruppo di coloro che credono in Dio, i miglioramenti sono stati del 10% rispetto agli atei; ovviamente con miglioramenti intendiamo un peggioramento della malattia inferiore del 10%.
Sembra proprio la fede quello che spinge il corpo a combattere e non i rituali religiosi che gravitano attorno a questa. Le causa di ciò non sono note, anche se a noi tutti e ben chiaro il concetto di effetto placebo: se sono convinto che Dio mi aiuterà, allora affronto la malattia con più positività e sono meglio disposto alla guarigione.



