Era notte, correvo, non potevo credere a ciò che avevo visto, sempre che avessi davvero visto qualcosa, o è stato forse, tutto frutto della mia mente? Mi trovavo a passare per una strada poco popolata ad un orario in cui poche strade offrono visione di gente che passeggia, erano infatti da poco passate le quattro di notte di un normalissimo giorno infrasettimanale.
Non era stato un bel giorno, tutto era iniziato male già dalla nascita delle prime luci mattutine con un sms che non annunciava niente di buono per l’evolversi della giornata, diceva “Sei uno stronzo, non voglio mai più vederti, addio.”, era finita, o meglio, l’aveva finita, aveva deciso tutto lei, una banale litigata, un vaffanculo e tutti a casa, pensando fosse il classico litigio che capita anche alle coppie più navigate, ma evidentemente mi sbagliavo. Tutto era finito, a quanto sembrava.
A metà mattina una telefonata spezza il silenzio della mia stanza: “Ciao Vic, come va?”, era Luke, il mio migliore amico, una di quelle poche persone che riescono a non farti pensare ai tuoi problemi portandoti in giro a fare un po’ di casino, con i suoi modi un po’ stravaganti, ma efficaci. Spiattellatogli tutto per telefono si era mostrato un po’ perplesso sulla situazione ma non sembrava dargli tanto peso, un po’ perché non gli è mai stata simpatica più di tanto, un po’ perché forse pensava la cosa non fosse così seria come da me descritta. Mi salutò imponendomi, nonostante i miei rifiuti, di farmi trovare pronto per le 21, per una serata piena di stravaganze e gente simpatica.
La mattina finì, sistemai un po’ il mio monolocale, pulii i miei strumenti musicali, misi in ordine i libri sparpargliati per le varie scrivanie e infine andai ai fornelli per prepararmi qualcosa da mangiare. Non che avessi molta fame, anzi proprio per nulla, ma per non pensare era meglio mi dedicassi a qualcosa e per quel giorno ero sicuro che di studiare non se ne parlava, di suonare nemmeno, tale era il mio stato d’animo.
Uscii da casa verso le 15 per recarmi in centro e passeggiare un pò, vedere gente mi fa stare sempre un po’ meglio quando l’umore è un po’ giù, e specialmente se questa è sorridente… stranamente quel giorno sembrava che regnasse la felicità sulla vita d’ogni persona io incontrassi, ciò migliorò un po’ la mia situazione… visitai i negozi della Street 26, famosa per lo shopping sfrenato, guardai anche le cose meno interessanti del mondo, pur di distrarmi… ma il tempo non sembrava avesse tanta voglia di passare e le 21 erano ancora lontane un’eternità.
Le serate con Luke sono sempre molto particolari, essendo un tipo molto loquace e divertente è facile immaginare quanti amici abbia, anch’essi molto simpatici. Siamo molto diversi, direi agli antipodi, ma forse queste differenze hanno fatto sì che in questi anni il nostro rapporto d’amicizia fosse un po’ come due persone che cercano l’uno qualcosa che manca all’altro. Lui era l’allegria, io la serietà. Già, la mia serietà, forse troppo ostentata a volte, quella che mi portava a ordinare sempre un cocktail analcolico anche alle serate che organizzava spesso il caro Luke, non che lui mi abbia mai fatto problemi, anzi, rispettava molto questo lato di me e anche i suoi amici non sembravano farci molto caso, nonostante loro e l’alcol a volte sembrassero una cosa sola. Quella sera però ero sicuro che avrei ordinato qualcosa un po’ più forte di un cocktail analcolico, anzi, era proprio la giornata adatta per prendermi una bella sbronza e perdere assolutamente il senso sella ragione e tutti i freni inibitori della mia mente.
Nel pomeriggio una chiamata riservò brutte nuove: a casa c’erano problemi, la separazione imminente dei miei genitori stava avvenendo in maniera un po’ “brusca”, mia sorella mi pregava di tornare per il fine settimana per cercare di aiutarla a mantenere almeno un po’ di civiltà in quella vicenda. Altra carne al fuoco per quella giornata cominciata già nel peggiore dei modi.
Ore 21:00
Luke puntuale come sempre, strano, ma pur essendo un tipo su di giri, teneva molto alla puntualità, odiava aspettare e odiava far aspettare, quindi mi feci trovare pronto e scesi subito dopo il suo squillo al citofono.
Strano, mi sarei aspettato una serata al maschile, o al massimo io e lui, di certo non una 5 posti con 3 ragazze dietro e il posto accanto al conducente (ovvero il mio) vuoto… Fui sorpreso, non mi sarei mai aspettato da lui una cosa del genere, ma evidentemente era chiara la sua intenzione di farmi perdere la testa, aveva portato le ragazze più belle che conosceva e anche molto simpatiche (lui non frequentava gente stupida). Andammo a mangiare una pizza in un locale molto frequentato e molto “caratteristico”, scavato in una montagna, una sorta di grotta  artificiale, con candele di ogni sorta e arredamento molto caratteristico…
La pizza era buonissima, e l’incrocio con lo sguardo di Eva rendeva tutto frizzante, avrei potuto perdermi in quei grandissimi occhi dal colore del mare. Tutto procedette come se la mia giornata fosse cominciata con la cena: ridevo, scherzavo, bevevo alcol, insomma, era da tempo che non andava così, quell’ultimo periodo era stato davvero tremendo, e l’abbandono da parte della mia ragazza era stato soltanto la punta di un iceberg mastodontico.
Uscimmo dal locale che erano quasi le 22:30, l’ora giusta per andare in un locale a tracannare birra e cocktail di ogni genere, sì, era questa la mia intenzione e quello sguardo, quegli occhi, mi indussero sempre più a pensare che quella fosse la situazione adatta a prendermi una sbornia tremenda e passare la notte a vomitare e il giorno dopo con un mal di testa della madonna. Bene, decisi di buttarmi a capofitto in quella situazione concessami dal mitico Luke… e, se avessi avuto il pieno controllo di me, avrei mandato tutto a puttane, e quello sguardo, quegli occhi, no, non me lo sarei perdonato.
Andammo in un pub dove Luke era di casa, musica dal vivo, un gruppo rock che proponeva canzoni degli U2 e degli Aerosmith, un po’ di ritmo, era proprio quello che ci voleva!
Mi feci consigliare da Eva cosa ordinare, una scusa come un’altra per darle le attenzioni che meritava, era dolcissima. Che il caro Luke c’entrasse qualcosa con quell’atmosfera? Non so, fatto sta che sembrava proprio che anche lei ricambiasse sinceramente i miei sorrisi e le mie attenzioni.
Sulle note di I Don’t want to miss a thing degli Aerosmith, chiesi ad Eva se le andasse di ballare, non se lo fece chiedere due volte che già eravamo lì, sguardo contro sguardo, corpo contro corpo, in un lento movimento a tempo con quelle magiche note, momenti magici, che non vivevo da anni or sono, da quando la mia vita era più che un accozzaglio di cocci messi assieme con della colla di farina.
Uscimmo dal locale che potevano essere le 2 e tre quarti, questo si trovava in un quartiere tipico della città, molto antico, con strade piccole e vecchie, case disabitate e alcune, poche, in via di ristrutturazione, il parcheggio era ad un paio di chilometri dato che trovandosi quasi al centro di questo quartiere, l’unico modo per raggiungerlo era a piedi e quei due chilomeri erano non pochi a pensarci bene… Luke era al centro tra Susan e Lara… sembrava davvero andato il mio amico, e anche loro non sembravano poi messe tanto meglio, Eva era al mio fianco… e, senza accorgermene, eravamo mano nella mano, e non penso di avergliela presa io, ma non ero in condizioni tali da “pensare” e soprattutto da “pensare a questo”… ci incamminammo… ridevamo, cantavamo le canzoni ascoltate nel pub, io molto temerariamente dedicavo una versione a cappella di More Than Words degli Extreme a colei che mi teneva la mano, era tutto perfetto… un sogno potrei dire, la giornata appena passata sembrava non essere mai nata e io mi sentivo un altro, benchè non fossi nel pieno delle mie facoltà mentali.
Gli altri restarono un po’ indietro, anche perché capite, erano tre, camminavano abbracciati, ma nessuno di loro riusciva a reggere l’altro, più che altro si reggevano a vicenda e vederli camminare era uno spettacolo da circo…
Io avevo rubato le chiavi dell’auto a Luke, non era in condizioni di guidare, neanche io sinceramente, ma di fronte ad un incidente sicuro era meglio tentare la fortuna con la mia seppur precaria condizione…
Girammo per un vicolo e li perdemmo di vista, eravamo stanchi e assonnati, e l’effetto eccitante dell’alcol era svanito, adesso era arrivato l’effetto soporifero… serata stupenda, sicuramente, ma doveva pur finire, tanto avrei avuto modo di rivedere quegli occhi e non c’era bisogno di forzare più di tanto quella sera, anche perché chi aveva sinceramente voglia di farlo?
Era incantevole e io ero incantato, ma le brutte esperienze, il brutto periodo… mi dicevano e mi imponevano che era tempo di una pausa da tutto e da tutti (a parte Luke ovviamente), nonostante ciò, eravamo ancora mano nella mano, a pochi metri dall’auto.
Gli altri erano distanti almeno quattro incroci e altrettanti vicoletti, ci appoggiammo sull’auto, aspettandoli… né io né lei eravamo più tanto svegli… ma cercavamo di rendere ancora vivi quei pochi minuti. Guardavamo le stelle, la luna, quella luna che quella sera sembrava un po’ malvagia…
Ad un tratto gli occhi del mare furono davanti ai miei e le sue labbra baciarono le mie, stentai per un attimo di indescrivibile durata, ma mi lasciai andare…
Delle grida provenienti da poco lontano rovinarono quel momento! Le grida divennero di dolore, strazianti, risuonarono all’unisono rimbalzando nelle antiche pareti di quelle stradine, riconoscemmo nelle grida i nostri amici. Corremmo, cercando di raggiungerli, pensando che li avessero aggrediti per farsi dare ciò di cui erano in possesso… sentivo scariche di adrenalina, il cuore si mise a battere all’impazzata, correvo, correvo, la mia mano non teneva più quella di Eva, lei era dietro di me, a decine di metri ormai, correva anche lei, ma con quei tacchi non poteva fare molto… eravamo comunque ormai al punto da dove nacquero le grida… al centro del vicolo c’era un corpo martoriato… era Luke, ormai esanime, qualcosa lo aveva assalito con un impeto mostruoso e gli aveva provocato un foro largo qualche centrimetro nel petto da cui sgorgava sangue… il suo sguardo era vivo e nella sua faccia vi era stampata una maschera di paura, era una scena tremenda… ma non era finito, poco lontano c’era il corpo di Susan (o quello che ne restava) straziato, sembrava le fossero passati sopra un paio di treni merci, la riconobbi dal vestito, vomitai, gridai ad Eva di scappare, di non avvicinarsi e di chiamare aiuto… non era ancora giunta in quel vicolo e non volevo fosse testimone di questo scempio, erano attimi frenetici, io non sapevo che fare, mi guardavo in giro, chiamavo Lara, poi vidi qualcosa che mi paralizzò per qualche istante… era una figura strana, nera come il colore della morte, anzi, era la morte…
Chiamai Lara! Lara! E vidi questa figura imbattersi in un corpo, era Lara, stava per riproporre lo scempio! Lara era infatti lì a terra, ancora viva ma con quella cosa a non più di due metri, andai verso quella cosa, cercando di metterla in fuga, cercando di salvare Lara ancora in vita, cercando di capire cosa fosse… cercando, non lo so… non sapevo cosa stessi facendo, so soltanto che feci qualcosa, mi avvicinai… la vidi, era la morte, era la notte, era quella mostruosità preannunciata da quella luna malvagia, mi guardò, con occhi indistinti ma pieni di odio, mi fece una sorta di ghigno, emise un verso strano, cominciava ad arrivare gente! Sentivo le voci, quella cosa sembrava adesso temermi, cercò a stento di andare verso Lara, ormai svenuta, mi buttai verso quell’ammasso di odio e di rabbia ma svanì nel nulla, si dileguò nel buio di quella notte come se mai fosse esistita. Raccolsi Lara e la portai in braccio verso la gente che stava accorrendo, tra cui Eva (le sue grida erano riuscite a richiamare gente) , mi fermai da Luke… dal buco sul petto non usciva più sangue, ma potevo ben notare una cosa mostruosa, dentro era vuoto, quella cosa gli aveva strappato il Cuore.
Oggi sono qui a raccantare questa storia, Eva non aveva visto nulla… Lara era svenuta e quando rinvenne non ricordava nulla… io fui l’unico supertiste a vedere quella cosa, quelle iridi nere di odio e di rabbia. Oggi la mia vita è con Eva, e non parliamo mai di quello che successe quella notte, è un tabù per noi, e anche Lara non ha mai cercato di capire cosa realmente fosse successo quella notte. Le indagini si chiusero qualche mese dopo. Adesso sono passati quattro anni, ed è da allora che mi chiedo cosa vidi realmente, e se l’alcol avesse potuto distorcere le immagini che si formavano nella mia mente… ma non sono mai riuscito a darmi una risposta convincente, so soltanto che mi manca il mio caro vecchio amico Luke. So anche che non passerò mai più da quelle strade, di notte.

Era notte, correvo, non potevo credere a ciò che avevo visto, sempre che avessi davvero visto qualcosa, o è stato forse, tutto frutto della mia mente? Mi trovavo a passare per una strada poco popolata ad un orario in cui poche strade offrono visione di gente che passeggia, erano infatti da poco passate le quattro di notte di un normalissimo giorno infrasettimanale.
Non era stato un bel giorno, tutto era iniziato male già dalla nascita delle prime luci mattutine con un sms che non annunciava niente di buono per l’evolversi della giornata, diceva “Sei uno stronzo, non voglio mai più vederti, addio.”, era finita, o meglio, l’aveva finita, aveva deciso tutto lei, una banale litigata, un vaffanculo e tutti a casa, pensando fosse il classico litigio che capita anche alle coppie più navigate, ma evidentemente mi sbagliavo. Tutto era finito, a quanto sembrava.
A metà mattina una telefonata spezza il silenzio della mia stanza: “Ciao Vic, come va?”, era Luke, il mio migliore amico, una di quelle poche persone che riescono a non farti pensare ai tuoi problemi portandoti in giro a fare un po’ di casino, con i suoi modi un po’ stravaganti, ma efficaci. Spiattellatogli tutto per telefono si era mostrato un po’ perplesso sulla situazione ma non sembrava dargli tanto peso, un po’ perché non gli è mai stata simpatica più di tanto, un po’ perché forse pensava la cosa non fosse così seria come da me descritta. Mi salutò imponendomi, nonostante i miei rifiuti, di farmi trovare pronto per le 21, per una serata piena di stravaganze e gente simpatica.
La mattina finì, sistemai un po’ il mio monolocale, pulii i miei strumenti musicali, misi in ordine i libri sparpargliati per le varie scrivanie e infine andai ai fornelli per prepararmi qualcosa da mangiare. Non che avessi molta fame, anzi proprio per nulla, ma per non pensare era meglio mi dedicassi a qualcosa e per quel giorno ero sicuro che di studiare non se ne parlava, di suonare nemmeno, tale era il mio stato d’animo.Uscii da casa verso le 15 per recarmi in centro e passeggiare un pò, vedere gente mi fa stare sempre un po’ meglio quando l’umore è un po’ giù, e specialmente se questa è sorridente… stranamente quel giorno sembrava che regnasse la felicità sulla vita d’ogni persona io incontrassi, ciò migliorò un po’ la mia situazione… visitai i negozi della Street 26, famosa per lo shopping sfrenato, guardai anche le cose meno interessanti del mondo, pur di distrarmi… ma il tempo non sembrava avesse tanta voglia di passare e le 21 erano ancora lontane un’eternità.
Le serate con Luke sono sempre molto particolari, essendo un tipo molto loquace e divertente è facile immaginare quanti amici abbia, anch’essi molto simpatici. Siamo molto diversi, direi agli antipodi, ma forse queste differenze hanno fatto sì che in questi anni il nostro rapporto d’amicizia fosse un po’ come due persone che cercano l’uno qualcosa che manca all’altro. Lui era l’allegria, io la serietà. Già, la mia serietà, forse troppo ostentata a volte, quella che mi portava a ordinare sempre un cocktail analcolico anche alle serate che organizzava spesso il caro Luke, non che lui mi abbia mai fatto problemi, anzi, rispettava molto questo lato di me e anche i suoi amici non sembravano farci molto caso, nonostante loro e l’alcol a volte sembrassero una cosa sola. Quella sera però ero sicuro che avrei ordinato qualcosa un po’ più forte di un cocktail analcolico, anzi, era proprio la giornata adatta per prendermi una bella sbronza e perdere assolutamente il senso sella ragione e tutti i freni inibitori della mia mente.
Nel pomeriggio una chiamata riservò brutte nuove: a casa c’erano problemi, la separazione imminente dei miei genitori stava avvenendo in maniera un po’ “brusca”, mia sorella mi pregava di tornare per il fine settimana per cercare di aiutarla a mantenere almeno un po’ di civiltà in quella vicenda. Altra carne al fuoco per quella giornata cominciata già nel peggiore dei modi.
Ore 21:00Luke puntuale come sempre, strano, ma pur essendo un tipo su di giri, teneva molto alla puntualità, odiava aspettare e odiava far aspettare, quindi mi feci trovare pronto e scesi subito dopo il suo squillo al citofono.Strano, mi sarei aspettato una serata al maschile, o al massimo io e lui, di certo non una 5 posti con 3 ragazze dietro e il posto accanto al conducente (ovvero il mio) vuoto… Fui sorpreso, non mi sarei mai aspettato da lui una cosa del genere, ma evidentemente era chiara la sua intenzione di farmi perdere la testa, aveva portato le ragazze più belle che conosceva e anche molto simpatiche (lui non frequentava gente stupida). Andammo a mangiare una pizza in un locale molto frequentato e molto “caratteristico”, scavato in una montagna, una sorta di grotta  artificiale, con candele di ogni sorta e arredamento molto caratteristico…La pizza era buonissima, e l’incrocio con lo sguardo di Eva rendeva tutto frizzante, avrei potuto perdermi in quei grandissimi occhi dal colore del mare. Tutto procedette come se la mia giornata fosse cominciata con la cena: ridevo, scherzavo, bevevo alcol, insomma, era da tempo che non andava così, quell’ultimo periodo era stato davvero tremendo, e l’abbandono da parte della mia ragazza era stato soltanto la punta di un iceberg mastodontico.
Uscimmo dal locale che erano quasi le 22:30, l’ora giusta per andare in un locale a tracannare birra e cocktail di ogni genere, sì, era questa la mia intenzione e quello sguardo, quegli occhi, mi indussero sempre più a pensare che quella fosse la situazione adatta a prendermi una sbornia tremenda e passare la notte a vomitare e il giorno dopo con un mal di testa della madonna. Bene, decisi di buttarmi a capofitto in quella situazione concessami dal mitico Luke… e, se avessi avuto il pieno controllo di me, avrei mandato tutto a puttane, e quello sguardo, quegli occhi, no, non me lo sarei perdonato.
Andammo in un pub dove Luke era di casa, musica dal vivo, un gruppo rock che proponeva canzoni degli U2 e degli Aerosmith, un po’ di ritmo, era proprio quello che ci voleva!Mi feci consigliare da Eva cosa ordinare, una scusa come un’altra per darle le attenzioni che meritava, era dolcissima. Che il caro Luke c’entrasse qualcosa con quell’atmosfera? Non so, fatto sta che sembrava proprio che anche lei ricambiasse sinceramente i miei sorrisi e le mie attenzioni. Sulle note di I Don’t want to miss a thing degli Aerosmith, chiesi ad Eva se le andasse di ballare, non se lo fece chiedere due volte che già eravamo lì, sguardo contro sguardo, corpo contro corpo, in un lento movimento a tempo con quelle magiche note, momenti magici, che non vivevo da anni or sono, da quando la mia vita era più che un accozzaglio di cocci messi assieme con della colla di farina.
Uscimmo dal locale che potevano essere le 2 e tre quarti, questo si trovava in un quartiere tipico della città, molto antico, con strade piccole e vecchie, case disabitate e alcune, poche, in via di ristrutturazione, il parcheggio era ad un paio di chilometri dato che trovandosi quasi al centro di questo quartiere, l’unico modo per raggiungerlo era a piedi e quei due chilomeri erano non pochi a pensarci bene… Luke era al centro tra Susan e Lara… sembrava davvero andato il mio amico, e anche loro non sembravano poi messe tanto meglio, Eva era al mio fianco… e, senza accorgermene, eravamo mano nella mano, e non penso di avergliela presa io, ma non ero in condizioni tali da “pensare” e soprattutto da “pensare a questo”… ci incamminammo… ridevamo, cantavamo le canzoni ascoltate nel pub, io molto temerariamente dedicavo una versione a cappella di More Than Words degli Extreme a colei che mi teneva la mano, era tutto perfetto… un sogno potrei dire, la giornata appena passata sembrava non essere mai nata e io mi sentivo un altro, benchè non fossi nel pieno delle mie facoltà mentali.
Gli altri restarono un po’ indietro, anche perché capite, erano tre, camminavano abbracciati, ma nessuno di loro riusciva a reggere l’altro, più che altro si reggevano a vicenda e vederli camminare era uno spettacolo da circo…Io avevo rubato le chiavi dell’auto a Luke, non era in condizioni di guidare, neanche io sinceramente, ma di fronte ad un incidente sicuro era meglio tentare la fortuna con la mia seppur precaria condizione…Girammo per un vicolo e li perdemmo di vista, eravamo stanchi e assonnati, e l’effetto eccitante dell’alcol era svanito, adesso era arrivato l’effetto soporifero… serata stupenda, sicuramente, ma doveva pur finire, tanto avrei avuto modo di rivedere quegli occhi e non c’era bisogno di forzare più di tanto quella sera, anche perché chi aveva sinceramente voglia di farlo?Era incantevole e io ero incantato, ma le brutte esperienze, il brutto periodo… mi dicevano e mi imponevano che era tempo di una pausa da tutto e da tutti (a parte Luke ovviamente), nonostante ciò, eravamo ancora mano nella mano, a pochi metri dall’auto. Gli altri erano distanti almeno quattro incroci e altrettanti vicoletti, ci appoggiammo sull’auto, aspettandoli… né io né lei eravamo più tanto svegli… ma cercavamo di rendere ancora vivi quei pochi minuti. Guardavamo le stelle, la luna, quella luna che quella sera sembrava un po’ malvagia… Ad un tratto gli occhi del mare furono davanti ai miei e le sue labbra baciarono le mie, stentai per un attimo di indescrivibile durata, ma mi lasciai andare…
Delle grida provenienti da poco lontano rovinarono quel momento! Le grida divennero di dolore, strazianti, risuonarono all’unisono rimbalzando nelle antiche pareti di quelle stradine, riconoscemmo nelle grida i nostri amici. Corremmo, cercando di raggiungerli, pensando che li avessero aggrediti per farsi dare ciò di cui erano in possesso… sentivo scariche di adrenalina, il cuore si mise a battere all’impazzata, correvo, correvo, la mia mano non teneva più quella di Eva, lei era dietro di me, a decine di metri ormai, correva anche lei, ma con quei tacchi non poteva fare molto… eravamo comunque ormai al punto da dove nacquero le grida… al centro del vicolo c’era un corpo martoriato… era Luke, ormai esanime, qualcosa lo aveva assalito con un impeto mostruoso e gli aveva provocato un foro largo qualche centrimetro nel petto da cui sgorgava sangue… il suo sguardo era vivo e nella sua faccia vi era stampata una maschera di paura, era una scena tremenda… ma non era finito, poco lontano c’era il corpo di Susan (o quello che ne restava) straziato, sembrava le fossero passati sopra un paio di treni merci, la riconobbi dal vestito, vomitai, gridai ad Eva di scappare, di non avvicinarsi e di chiamare aiuto… non era ancora giunta in quel vicolo e non volevo fosse testimone di questo scempio, erano attimi frenetici, io non sapevo che fare, mi guardavo in giro, chiamavo Lara, poi vidi qualcosa che mi paralizzò per qualche istante… era una figura strana, nera come il colore della morte, anzi, era la morte…Chiamai Lara! Lara! E vidi questa figura imbattersi in un corpo, era Lara, stava per riproporre lo scempio! Lara era infatti lì a terra, ancora viva ma con quella cosa a non più di due metri, andai verso quella cosa, cercando di metterla in fuga, cercando di salvare Lara ancora in vita, cercando di capire cosa fosse… cercando, non lo so… non sapevo cosa stessi facendo, so soltanto che feci qualcosa, mi avvicinai… la vidi, era la morte, era la notte, era quella mostruosità preannunciata da quella luna malvagia, mi guardò, con occhi indistinti ma pieni di odio, mi fece una sorta di ghigno, emise un verso strano, cominciava ad arrivare gente! Sentivo le voci, quella cosa sembrava adesso temermi, cercò a stento di andare verso Lara, ormai svenuta, mi buttai verso quell’ammasso di odio e di rabbia ma svanì nel nulla, si dileguò nel buio di quella notte come se mai fosse esistita. Raccolsi Lara e la portai in braccio verso la gente che stava accorrendo, tra cui Eva (le sue grida erano riuscite a richiamare gente) , mi fermai da Luke… dal buco sul petto non usciva più sangue, ma potevo ben notare una cosa mostruosa, dentro era vuoto, quella cosa gli aveva strappato il Cuore.
Oggi sono qui a raccantare questa storia, Eva non aveva visto nulla… Lara era svenuta e quando rinvenne non ricordava nulla… io fui l’unico supertiste a vedere quella cosa, quelle iridi nere di odio e di rabbia. Oggi la mia vita è con Eva, e non parliamo mai di quello che successe quella notte, è un tabù per noi, e anche Lara non ha mai cercato di capire cosa realmente fosse successo quella notte. Le indagini si chiusero qualche mese dopo. Adesso sono passati quattro anni, ed è da allora che mi chiedo cosa vidi realmente, e se l’alcol avesse potuto distorcere le immagini che si formavano nella mia mente… ma non sono mai riuscito a darmi una risposta convincente, so soltanto che mi manca il mio caro vecchio amico Luke. So anche che non passerò mai più da quelle strade, di notte.

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