
Sono ben 110 le primavere che mi porto sulle spalle, nasco lì nel cuore della capitale in un freddo inverno del 1900, mio papà? Luigi Bigiarelli. Ne ho viste molte in questi 110 anni, disperazione, guerre, la crescita di un popolo e di una città che pian piano si espandeva intorno a me eppure io sono sempre rimasta li, libera al fianco della mia gente. Era il 1958 quando ho dato la prima grande gioia al mio popolo combattendo sul campo contro il popolo di Firenze alzando al cielo una straordinaria Coppa Italia. Negli anni successivi grazie a papà Lenzini ho conosciuto gente di cuore, gente che mi portava fiera in petto, gente che lottava e combatteva per me, che mi rispettava, che mi rappresentava e che soprattutto non mi vedeva solo come uno stemma su una maglia. Essere affiancata dal tricolore per me è stata l’emozione più grande di quegli anni, un’aquila tricolore, la Capitale biacoceleste, un popolo in festa. Tutto troppo in fretta però, ho rischiato il baratro, di cadere in un burrone, di non tornare più a galla, di avere le mie ali spezzate e di precipitare. Ma grazie all’amore della mia gente ho ritrovato il sorriso, mi seguivano ovunque con amore e rispetto ed è grazie a loro che sono tornata a volare anche sul tetto del mondo! Ho sorvolato e conquistato i cieli delle più belle di tutti i continenti sempre libera e rispettata, sempre portata in festa come quel giorno dei miei primi 100 anni. Ora ne ho dieci in più, e tutto quello che ho passato in 100 anni sembra essere ben poco rispetto a questi ultimi dieci. C’è chi dice che per il troppo amore ha preferito accantonarmi, chi si ricorda di me solo negli avvenimenti più importanti e chi sentendosi padrone della mia libertà ha deciso di mettermi in “gabbia”. Mi sento sola, accovacciata in un’angolo freddo di questa gabbia, uno stemma senza vita incollato su quella tanto, da me, amata maglia. Mi rivolgo a te, a te che mi hai catturato, a te che mi stai privando delle cose più belle, dell’affetto della gente, delle dolci carezze dei miei figli, le mie ali sono ormai appesantite, stanche di non aprirsi più e di farmi spiccare il volo, quel volo che attendo per riconquistare i cieli del mondo. Io sono sempre qui, nell’angolo freddo di questa gabbia nell’attesa di essere liberata.
S.S.LAZIO 1900



