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	<title>Paid to write: guadagnare scrivendo articoli su AlPc.it &#187; alessandro gallo</title>
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		<title>Diciotto volte Inter</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 08:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/inter-2010.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5423" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/inter-2010-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Cala il sipario sulle italiche gesta pallonare che consegnano all&#8217;Inter il suo quarto scudetto dell&#8217;era Post Moggi, ormai da considerarsi come simbolico spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica calcistica. Lacrime di gioia nerazzurre si mescolano a quelle amare del condottiero Totti che scioglie in esse le ultime speranze di una rimonta miracolosa, una rimonta infrantasi in due notti romane da incubo tra mani selvaggiamente agitate in area e chiari inviti biancoazzurri a scansarsi dalla strada scudetto. Ombre che rimarranno nella storia di questo campionato, ma che paiono assumere contorni sfumati  nella normale tradizione del calcio e senza quel sapore truffaldino da cui erano pervase nell’era della Prima Repubblica. Vince l&#8217;Inter, e l&#8217;immagine delle dita rivolte al cielo da Mourinho sono più eloquenti di qualsiasi abbraccio e di qualsiasi coro andato in onda al Franchi di Siena. Ci hanno provato i bianconeri di Malesani, retrocessi con l&#8217;onore delle armi grazie soprattutto alla verve di quel manipolo di giovani giallorossi emigrati che, sino alla fine, hanno cercato di dare sostanza al sogno capitolino. Al di là dei riconosciuti meriti dell&#8217;Inter, un grazie va certamente alla squadra di Ranieri, la cui rimonta non ci ha reso inermi spettatori di una lenta e decadente agonia priva di qualsiasi interesse tecnico. E un bravo va all&#8217;esule Leonardo, capace di rivitalizzare il desaparecido Ronaldinho e di mantenere su una dignitosa linea di galleggiamento un Milan che, altrimenti, sarebbe sprofondato nella più cupa ignavia. Vola in Champions la Sampdoria dell&#8217;unico talento puro del nostro calcio, quel Fant&#8217;Antonio da Bari che ci sarebbe piaciuto vedere leader delle nostre truppe in Sudafrica, e salutano la massima serie Siena, Livorno (la Toscana dimezzata) e quell&#8217;Atalanta, alla quale viene richiesto di tornare ai suoi albori, quella di essere fucina di giovani talenti nostrani per rinverdire la pochezza del nostro calcio. Intanto si va verso l&#8217;ennesima, calda estate che rischia di aprire ulteriori crepe tra le non già solide mura della più grande azienda italiana: ci sono le nuove puntate di Calciopoli 2, una telenovela infinita che rischia di far impallidire persino l&#8217;immortale Beautiful; c&#8217;è Marco Crispino che, tra una Maya Gold e una Roberta Missoni vorrebbe infilare anche le gesta di Totti e Del Piero sottraendole a Sky e col serio dubbio che dietro a Conto TV ci siano non ben noti avventizi fortemente interessati ad una debacle di Murdoch; ma soprattutto l&#8217;estate di passione dei tanti tifosi juventini, rimasti al margine del bosco e ancora sotto chock dopo un&#8217;annata che, definire ridicola, è dir poco. Ah già, c&#8217;è anche un campionato del mondo: quello però, offuscato dalle aule di tribunali, pare al momento ancora ben poca cosa.</span></p>
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		<title>L&#8217;albero di Lippi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/marcello-lippi-coppa-del-mondo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5277" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/marcello-lippi-coppa-del-mondo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Oggi è il fatidico giorno del &#8220;Se fosse stato per me&#8230;&#8221;. Lo diranno a milioni, tra giornalisti che devono difendere la loro piazza, pseudo commentatori che devono giustificare la loro esistenza, e milioni di tifosi che, d&#8217;improvviso, smettono i panni dei comuni mortali per indossare quelli di C.T. della Nazionale. Marcello Lippi sta per comunicare i trenta vassalli del nostro calcio in terra africana, pronti a sfoderare le loro spade per difendere un titolo mondiale che ancora sa di miracoloso. Lacrime e sangue usciranno da quella lista, nomi storici del nostro calcio che vedranno il mondiale, come tutti noi, da una scomoda poltrona. Spariscono, in un sol colpo, gli interpreti della fantasia, gli uomini dell&#8217;ultima giocata: niente Del Piero, niente Totti, niente Cassano. Sull&#8217;ultimo ci sarebbe da dissentire, ma l&#8217;ostracismo del tecnico viareggino è irremovibile e, credo, deriva da un desiderata del gruppo intero che preferisce tenere fuori personaggi scomodi e, probabilmente, poco amati dal resto della truppa. E a casa resterà pure Supermario Balotelli, un talento purtroppo non accompagnato dalla giusta maturità, se è vero come si narra degli insulti al popolo romano e al loro condottiero che hanno acceso l&#8217;irascibile miccia del Francesco nazionale. Per il resto il tecnico viareggino pare aver attinto allo scarno albero del nostro poco esaltante calcio, i frutti migliori. Si potrà disquisire sul blocco Juve (soprattutto alla luce della nefasta stagione), ma è l&#8217;unico blocco esistente su una piazza immolata ad un dio straniero; e le novità sembrano presenti nella Lippi&#8217;s list se pensiamo ai Pazzini e Montolivo, ai Marchetti e Di Natale, tanto per citarne alcuni. Questo si troverà a dover plasmare il nostro condottiero: zero fantasia (emerge il solo Camoranesi) come fu per il mundial spagnolo, ove la bacchetta magica fu deposta nei funambolici piedi di Bruno Conti, e molta concretezza, a copertura di un reparto difensivo che, stante i risultati, sembra una groviera svizzera. Non sarà facile, caro Marcello, e le critiche, a citar Biscardi, &#8220;pioveranno come nespole&#8221;: ma se i frutti di quell’albero sono così miseri è perché chi doveva seminare continua a farlo nel modo sbagliato.</span></p>
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		<title>I sogni infranti del piccolo Luca</title>
		<link>http://www.alpc.it/attualita-e-gossip/i-sogni-infranti-del-piccolo-luca-5251</link>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 15:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca è un bellissimo bambino di cinque anni. Un angelo, con i suoi boccoli d’oro che fanno da cornice a due occhioni azzurri sempre spalancati, con curiosità ed entusiasmo, sulle novità del mondo che, giorno dopo giorno, va scoprendo. Con papà Christian condivide una passione, diversa nel sapore dell’ingenuità ma già grande per un pupattolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/Juventus-Parma-300x203.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5252" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/Juventus-Parma-300x203-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Luca è un bellissimo bambino di cinque anni. Un angelo, con i suoi boccoli d’oro che fanno da cornice a due occhioni azzurri sempre spalancati, con curiosità ed entusiasmo, sulle novità del mondo che, giorno dopo giorno, va scoprendo. Con papà Christian condivide una passione, diversa nel sapore dell’ingenuità ma già grande per un pupattolo di quell’età: il calcio. E ieri papà Christian, con lo zio e l’amato cuginetto, ha deciso di fargli un regalo tutto particolare: portarlo allo stadio per vedere una partita di quella squadra, la Juventus, che nell’immaginario della sua fantasia rappresenta il sogno ricorrente. Certo, la giornata plumbea di questo maggio novembrino non riporta a quelle belle scampagnate allegre che il mese delle rose solitamente concede, ma il sapore della festa, quella maglietta bianconera fieramente indossata e la gioia di vedere dal vivo il suo idolo, Alessandro Del Piero, non potevano essere minimamente adombrate dalle cupe nubi. Che gioia poi vedere Alex mostrare la linguaccia dopo il goal, un goal del suo idolo. Luca sorride felice: il suo sogno è perfetto e tutti i tasselli combaciano nella sua infinita fantasia. Poi, d’improvviso, quelle nubi minacciose si trasformano in un incubo: un goal di Lanzafame, il Parma che passeggia sull’amata squadra, e quegli scoppi che rimbombano nello stadio seminando la paura sugli inermi spettatori. Christian incrocia lo sguardo atterrito del figlio che non capisce, ma ha paura; gli occhioni azzurri si gonfiano di lacrime e non per il fumo di lacrimogeni o petardi, ma per il sogno che si infrange, per il terrore che lo attanaglia, per la voglia di fuggire da quella malefica prigione. Così, dopo meno di mezz’ora, il cuore di Luca si spegne: Christian afferra lui e il cuginetto e decide di andarsene, di riportarli a casa, di riparare all’errore di aver involontariamente infranto la genuina esaltazione di un bambino. In macchina c’è silenzio: nemmeno quella radio, che raccontava le gesta dell’amata squadra, ha voglia di sintonizzarsi. Luca e il cuginetto singhiozzano silenti mentre Christian, imbufalito, si ripromette di non tornare mai più in quello stadio dove l’entusiasmo del suo piccolo è stato violentato da un ignobile branco di pseudo tifosi, i veri e unici padroni del calcio nostrano. Sarà difficile spiegare a Luca il perché di quegli insani gesti, di una partita giocata senza pubblico o del ricatto di una tifoseria che decide le sorti di un incontro; e se lo sport è gioia, partecipazione, festa collettiva, il calcio non è più degno di rappresentarlo. Rientrato a casa, Christian accende la televisione mentre Luca ha ancora negli occhi le immagini della violenza e della stupidità di chi ha trasformato una festa in una guerriglia: c’è Cuneo sul podio, i suoi tifosi che, mescolandosi ai giocatori e agli avversari, gridano che il cielo è sempre più blu. Luca li guarda, sorride nuovamente e a Christian chiede: “Papà, perché non mi hai portato lì?”.</span></p>
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		<title>Cuneo campione d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 21:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mai come questa sera il cielo di Bologna si è tinto di blu. E’ il blu della primavera che tarda a venire, il blu che fa luccicare le stelle, il blu della marea cuneese che scemerà, festante come non mai, dalla capitale emiliana. Cuneo è per la prima volta campione d’Italia di volley, un sogno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/pallavolo_grinta_cuneo_win_400.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5238" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/pallavolo_grinta_cuneo_win_400-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mai come questa sera il cielo di Bologna si è tinto di blu. E’ il blu della primavera che tarda a venire, il blu che fa luccicare le stelle, il blu della marea cuneese che scemerà, festante come non mai, dalla capitale emiliana. Cuneo è per la prima volta campione d’Italia di volley, un sogno inseguito per 12 lunghissimi anni, un sogno catturato questa sera, contro la Trento campionessa d’Europa, a discapito di un beffardo destino che pareva non voleva mai incoronarla. La Provincia Granda, da oggi, ha il suo tricolore: una provincia che è sempre sembrata così lontana dal grande sport, così chiusa nel verde delle sue campagne, illuminata da isolate stelle che, di tanto in tanto, la portavano agli onori del mondo senza però soluzione di continuità. Solo il volley, solo la tenacia di chi ha creduto in questo progetto, ha trovato spazio lontano dai fastidiosi riflettori del dio calcio, dai suoi frastornanti clamori e dalle assurde violenze che troppo spesso ne fanno da cornice. Ho ancora negli occhi il lungo applauso riservato, dodici anni or sono, alle truppe trevigiane che infransero in casa i sogni di gloria dell’allora Alpitour: era una Sisley invincibile, un gruppo di campioni contro i quali Cuneo potè fare ben poco. Ora però applausi e complimenti vadano alla squadra di Alberto Giuliani, il neofita (in terra cuneese) che ha saputo guidare Wijsmans e compagni verso un meraviglioso sogno, un tricolore straordinario ed indimenticabile. Onore al merito a Trento, forse arrivata provata a quest’atto conclusivo dopo il tour de force della Coppa dei Campioni, e che nel primo set è sembrata in grado di affossare il sogno dei tantissimi Blu Brothers scesi a Bologna a sostenere la compagine cuneese. Una parentesi, però, forse il canto del cigno della fiera ferita: poi è stato solo Cuneo, solo Parodi (meravigliosa finale quella del giovane talento), solo Grbic, solo Bre Banca Lannutti. 3-1 il punteggio finale, con Nikolov a suggellare la chiusura di un incontro che resterà per sempre nei nostri cuori, ad aprire una festa che si protrarrà oltre questa magnifica notte, a scrivere una pagina che solo chi ha radici in questa provincia può capire quale epico sapore abbia. Cuneo Volley, per la prima volta, regina d’Italia: il cielo ora è veramente più blu.</span></p>
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		<title>Il tramonto dell&#8217;Isola dei Famosi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/isola-famosi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5206" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/isola-famosi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Scende il tramonto su Cayos Perlas, l&#8217;incontaminata isola nicaraguense violentata nel suo silenzio dall&#8217;ultima (e speriamo che lo sia non solo cronologicamente) Isola dei Famosi. Famosi, forse, lo saranno in un futuro il vincitore Daniele Battaglia (l&#8217;ennesimo prodotto della Ditta Pooh) e Guenda Gloria, pronta a ripercorre le epiche gesta televisive di Mamma Maria Teresa; forse un po&#8217; meno lo diverrà l&#8217;Ingegner Luca Rossetto di Pinerolo, città che sforna un&#8217;altra celebrità dopo l&#8217;indimenticabile trasformista Bartolomeo Pestalozzi, salito sul secondo gradino dell&#8217;invidiabile podio isolano. Il forse, invece, lo cancelliamo per le tre &#8220;supergrazie&#8221; che, a colpi di guepiere ed ammiccamenti sexy, hanno immancabilmente innalzato il livello di testosterone del pubblico distrattamente assonnato davanti alla televisione: Nina Senicar (famosa per ruoli da Telegatto in diversi spot e trasmissioni televisive), Claudia Galanti (di cui si ricorda il matrimonio con Stefano Ricucci) ed Aura Rolenzetti, 768 contatti su Facebook e famosa per&#8230; non essere famosa. Queste sono le vere vincitrici, ma a perderci ancora una volta è stata la televisione, sempre più lontana dal trovare formule meno scontate per l&#8217;intrattenimento, mescolando noto e non noto (che tristezza la Milo su quell&#8217;isola!!) e dando fiato alle trombe di chi una fama ce l&#8217;ha già ma rischia seriamente di comprometterla. Un minestrone insipido che finisce con l&#8217;annoiare spingendo il telespettatore ad un continuo zapping alla ricerca di oasi nelle quali riposarsi e ritemprare le forze. Caciara, polemiche ed oscenità di vario genere continuano invece ad uscire da quello schermo, il tutto in nome di una &#8220;realtà&#8221; che non è certo quella raccontata da format come l&#8217;Isola o il Grande Fratello, fucina di comparsine e comparsette, di pseudo opinionisti che spesso inciampano nel Devoto Oli. Saranno certamente i futuri protagonisti delle prime pagine dei rotocalchi di Signorini o gli immortali dodici mesi del solito calendario: ma perchè dobbiamo continuare a foraggiarli con i soldi del nostro canone ?</p>
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		<title>Eyja: ho due paroline da dirvi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 13:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/eyjafjallajokull-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5153" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/eyjafjallajokull-1-150x99.jpg" alt="" width="150" height="99" /></a>Ciao, vi ricordate di me ? Sono l&#8217;impronunciabile vulcano islandese che qualche settimana fa ha mandato in tilt il vostro super tecnologico mondo per un naturale sbuffo di lava. Scusatemi se oggi torno di attualità, ma purtroppo un po&#8217; del fumo del mio stomaco vaga ancora tra le minacciose nubi di questo piovoso maggio e così i cieli della verde Irlanda non vedranno sfrecciare i vostri uccelli di ferro. Solo per oggi però, perchè domani tornerà tutto normale, semprechè di normalità si possa parlare con quello che voi uomini state facendo al mondo. Eh si, cara razza evoluta, perchè se rientra nel ciclo della natura che io, di tanto in tanto, sbuffi, è assurdo quello che state combinando con le vostre trivelle nel Golfo del Messico, ridotto a groviera per cercare quell&#8217;oro nero che poi trasformate in deleterio inquinamento. State uccidendo il mare con quei milioni di ettolitri che quotidianamente la vostra stupidità sputa fuori, distruggendo la flora marina, stroncando chissà quanti silenziosi ed inermi pesciolini, il tutto in nome di quel dio denaro che vi annebbia vista e cervello, che vi rende più bestie delle bestie, che vi spinge per bramosia ad uccidere il prossimo. E con quel vile denaro qualcuno pensa di poter lavare via il disastro che ha combinato ? Ci vorranno mesi, hanno detto i vostri esperti, per tappare la falla; forse non basteranno millenni per risanare i vostri delitti. Sento dire che qualcuno avrebbe previsto la fine del mondo per il 2012: andando avanti di questo passo, riuscirete nella straordinaria impresa di arrivare prima persino della natura se continuerete a depauperare il pianeta e ad avvelenarlo, giorno dopo giorno, in nome della vostra stupida avidità. E poi vi adirate se di tanto in tanto io e i miei fratelli dobbiamo deglutire&#8230;</span></p>
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		<title>La solita minestra</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 09:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/tifosi_lazio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5117" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/05/tifosi_lazio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Meglio prenderle in campo che fuori&#8221; avranno pensato ieri sera i giocatori della Lazio visto il clima ostile che si respirava sulle tribune amiche dell&#8217;Olimpico. Niente coltello fra i denti, allora, contro la capolista Inter lanciata verso un trittico da leggenda del calcio, mai riuscito prima a nessuno, e che non poteva essere certo messo in discussione dagli Aquilotti romani. In tempi non sospetti il match non sarebbe neanche stato quotato: troppo forte la compagine nerazzurra per una squadra rimasta sul baratro della retrocessione per tutta la stagione il cui impeto d&#8217;orgoglio difficilmente avrebbe potuto rappresentare un ostacolo insormontabile per le truppe di Mourinho. Svanisce così , tra polemiche ed indignazioni, il sogno romanista di un nuovo 5 maggio; ma non svaniscono, in questo calcio balneare di fine stagione, i troppi dubbi, figli di una dietrologia pesantemente confermata dai fatti di Calciopoli e dalla necessità di trovare modifiche al sistema che tali dubbi possono fugare. Risultati scontati, giocatori già in crociera, impegno e goal strani che popolano solitamente le ultime giornate dell&#8217;italico campionato: cosa si aspetta a cambiare la formula dell&#8217;epilogo ? Giocatori impacciati che scivolano in area, difese che si aprono come le acque di fronte all&#8217;avanzata del Mosè di turno, barriere spinte via a forza con portieri, fino al giorno prima insuperabili, che raccolgono più papere che palloni. Se a questo si aggiungono strani comportamenti arbitrali (vedi Bergamo) e tifosi che, incredibilmente, tifano contro la loro squadra, si delinea un quadro surreale che poco ha a che vedere con la sportività e con la buona fede di chi, la domenica, spreca 80 euro per assistere allo scempio. E’ sempre il solito, vecchio film, e non poteva essere altrimenti: così nessuno oserà fermare l&#8217;Inter o penserà di dirimere la diatriba tra Sampdoria e Palermo per il quarto posto; e tantomeno, se non per scontri diretti, si penserà di mettere il bastone tra le ruote a questa o quella squadra invischiata nella lotta per la salvezza. E non basteranno le levate di scudi, le indignazioni di presidenti ed addetti ai lavori che hanno fatto ieri ciò di cui oggi accusano i rivali: questo è il calcio, che piaccia o no, un calcio agonizzante che solo la miopia dei suoi vertici (o gli interessi?) continua a non vedere malato.</span></p>
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		<title>Dinasty Juventus</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 10:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/andrea_agnelli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5023" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/andrea_agnelli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Andrea Agnelli, figlio del compianto Umberto e nipote dell&#8217;Avvocato, è il nuovo Presidente della Juventus. Nulla di nuovo, si dirà: in fondo la squadra bianconera è una creatura della Famiglia, ed appare quindi logica la sua nomina al vertice della Società. Così scontato, invece, non è: con John Elkann alla Fiat e Andrea alla Juventus, la Famiglia è tornata ad impossessarsi dei propri patrimoni con una gestione diretta e non demandata a terzi (Marchionne permettendo). E&#8217; un segnale forte quello che viene dato ai tanti e confusi tifosi bianconeri; un segnale di continuità, di impegno verso quella gloriosa maglia, di voglia di ricostruire. La nomina ha già riportato quell&#8217;entusiasmo avvilito dalle recenti vicende e soprattutto ricondotto Blanc a ciò che sa fare meglio (gestione economica e patrimoniale); ma altre mosse si attendono per rimettere in navigazione un transatlantico ridotto a scialuppa di salvataggio dalla deprimente gestione del dopo Calciopoli. Serve un nuovo Direttore Sportivo: Marotta sembra essere il candidato principe, con Secco riproposto a &#8220;portaborse&#8221; come ai tempi, per nulla da rimpiangere, di Moggi. Serve un nuovo allenatore: bruciato Capello dalle recenti dichiarazioni di Del Piero (&#8220;Speriamo resti dov&#8217;è&#8221;), si punta su Rafa Benitez come comandante della nave; ma l&#8217;iberico non ha mai pienamente convinto in terra albionica dove il suo Liverpool (Champions contro il Milan a parte) ha sempre vissuto ai margini del trittico di vertice rappresentato da Manchester, Arsenal e Chelsea pur disponendo di un organico di assoluto livello. Sarà quello giusto ? Lo sperano i tantissimi tifosi delusi da una stagione da baratro e che da tempo urlavano (anche con metodi discutibili) sulla necessità di cambiamenti sia in seno alla dirigenza che al settore tecnico. Già, e i giocatori? Non preoccupiamoci: a loro ci stanno pensando i quotidiani sportivi che, ogni giorno, elencano chi arriva, chi parte e chi resta; e alla fine della torrida estate che ci aspetta, dopo aver citato l’intero scibile del calcio europeo e non, ci verranno a dire che “Noi l’avevamo anticipato”.</span></p>
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		<title>Inter: Vamos a Madrid</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 10:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/barcellona-inter.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5020" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/barcellona-inter-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non sono bastate agli arditi combattenti del Barcellona magliette e frasi da epica battaglia finale: l&#8217;Inter di Mourinho, l&#8217;antipatico che disprezza l&#8217;italico calcio, approda meritatamente, dopo lunghi ed avvilenti 38 anni, in finale di Champions League. A Madrid, il 22 maggio contro i rocciosi tedeschi del Bayern (Fiorentina, che peccato!), ci andrà la squadra migliore, quella che nei 180 minuti ha saputo vincere e convincere di più. Brilla nella notte spagnola il calcio all&#8217;italiana, quello caro a Rocco e Trapattoni che poco lasciava agli orpelli della raffinatezza giocando più di mazza che di fioretto; ne esce però male quello Italiano, avvilito dalla totale assenza di indigeni rappresentanti incapaci di trovare spazio nell&#8217;armata nerazzurra, segno di una globalizzazione che continua a penalizzare il prodotto locale. L?inter, però, è forte, e sa dare dimostrazione di compattezza e sicurezza anche quando le &#8220;Lacrime Napulitane&#8221; di Busquets la lasciano in dieci per la puerile manata di Motta, una &#8220;Mano di Dio&#8221; che poteva far cambiare il decorso della storia. La storia, però, la scrivono i grandi, e i grandi di Spagna, ieri sera, avevano esaurito l&#8217;inchiostro: troppo evanescente Messi, al cui confronto Maradona appare un gigante inarrivabile; irretito ed annullato Pedro, mancato uomo della provvidenza; addirittura non segnalato il “traditor” svedese, al secolo Zlatan Ibrahimovic,  fuggito sulla Rambla in cerca di gloria e lì abbandonato anche dai suoi stessi tifosi, novantaseimila tori imbufaliti i cui fischi saranno stati godimento per le orecchie di Massimo Moratti. Solo  Piquè, con il cuore e con piroette degne della miglior Kostner, ha provato ad accendere la luce, ma il suo sforzo e il suo impegno sono risultati vani. Passa l&#8217;Inter, che può così proseguire nel cammino verso la leggenda, senza Cupole o arbitraggi ostili di sorta, per rinverdire i fasti di un passato lontano, sfuocato nel bianconero di un vecchio e desueto televisore. Madrid, 22 maggio: una data da riportare a caratteri cubitali, sempreché il Bayern di Van Gaal sia d’accordo.</span></p>
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		<title>Carta straccia: la crisi della carta stampata</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 10:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Gallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 14.25pt;"><span><a href="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/quotidiano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4949" src="http://www.alpc.it/wp-content/uploads/2010/04/quotidiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mi ricordo quando, da bambino, ero l&#8217;emissario di mio papà per ritirare, dall&#8217;indimenticabile edicola Tancino, la Stampa e Tuttosport, prenotati ogni santo giorno della settimana, perchè sparivano come la Nutella dal vasetto e si rischiava di rimanere tagliati fuori dal mondo. Ora che Tancino non c&#8217;è più, le edicole languono e i resi, a fine serata, aumentano a colpo d&#8217;occhio, in nome di una crisi che ha colpito l&#8217;editoria italiana. Niente lavoro ? Niente annunci (-57%). La pubblicità ? Malgrado molti quotidiani ne vengano devastati nel loro essere, anche questa è in calo (meglio la televisione). Le tonnellate di inserti ? Superate da Internet e dalla navigazione sul web. Già, la navigazione. Sembra essere il mare mediatico la causa di questa crisi, almeno da quanto ci fa sapere il Presidente Malinconico (che destino nel cognome) della Fieg il quale, dopo aver lanciato gli strali contro l&#8217;abrogazione della tassa agevolata sulle spedizioni (pagavano di meno per mandare agli abbonati i giornali), ora si accanisce contro Internet chiedendo &#8220;una piccola tassa, meno di un caffè al mese&#8221; per poter leggere le notizie dei vari quotidiani on line. Strana la vita dei giornali, prima pronti ad invadere la rete ed ora ricacciati oltre la trincea a difendere un prodotto depauperato di interesse proprio dai suoi stessi creatori. Non parla però Malinconico della pioggia di milioni di Euro statali di cui tantissime testate usufruiscono e soprattutto non fa menzione sulla qualità dell&#8217;informazione, sempre più opinionistica, schierata e scandalistica e sempre meno concentrata sul fatto di cronaca. Forse è per questo che sopravvivono alla crisi molti giornali locali, dove viene riportata e non commentata la notizia; e forse anche per questo Internet è divenuto territorio ove poter attingere ciò che ci interessa senza dargli una colorazione politica. Ma tant&#8217;è: presto dovremo pagare una piccola tassa, un contributo dal quale sarà difficile liberarsi, difficile come lo è stato per quelle tonnellate di inserti e regali che hanno reso il giornale un inutile accessorio ad esse.</span></p>
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